VINO, SIMPLY ITALIAN ASIA 2011

Singapore: servono nuove politiche di accesso e promozione su mercato che per l'Italia vale solo  3,48%

 

 

Singapore, 21 novembre 2011. “Con una crescita media annuale del 5% e un consumo pro capite di 2,1 litri raddoppiato negli ultimi 10 anni, Singapore è oggi  la piazza cosmopolita del sud est Asiatico che si attesta tra le più nevralgiche per il vino italiano”. Così Giancarlo Voglino, managing director della  IEM, all’inaugurazione del  Simply Italian Asia tour, il brand di promozione internazionale del vino italiano, che si è  aperto oggi a Singapore con oltre 40 aziende e vari raggruppamenti come l’Istituto Grandi Marchi, Unione Vini Veneti (Uvive), Consorzio Friuli Grave, Consorzio Collio e Carso, e che nei prossimi giorni si trasferirà anche a Shanghai e Tokyo (23 e 25 novembre).
"Uvive non solo parteciperà al Simply Italian Asia tour con un gruppo di aziende venete- ha detto il presidente Uvive Luciano Piona- ma sarà anche protagonista di tre seminari -  degustazione, una per ciascuna delle tappe del tour, mirati a far conoscere e divulgare le particolarità dei vini e delle denominazioni venete e dei loro territori di produzione. La formula di Simply italian – ha concluso Piona- ci consente un approccio efficace e mirato ai mercati, offrendoci la possibilità di ottimizzare le nostre attività di promozione internazionale".
“Attualmente l’Italia – ha proseguito Giancarlo Voglino - pur classificandosi  terza nella graduatoria dei Paesi importatori, detiene solo il 3,48% del mercato singaporiano dominato dalla Francia (67,36%) e, seppure a distanza, dall’Australia (12,44%). Dati, questi, che rivelano che il vino italiano ha ancora molto da fare sia in termini di posizionamento che di promozione”.
Obiettivo della prima tappa asiatica di Simply Italian, il nuovo format di promozione  del vino italiano di Iem (International Exhibition Management con sede a Verona e Miami), è quello di potenziare la presenza delle nostre etichette, tramite il contatto diretto con i 400 distributori singaporiani, nel canale della ristorazione considerato luogo-incubatore di tendenza e di lifestyle. Attualmente il nostro vino è presente soprattutto nelle carte dei ristoranti italiani e solo  nel 10% in quelle di ristoranti non italiani, wine bar, enoteche e grande distribuzione. “Servono perciò nuove politiche di accesso e di sensibilizzazione al gusto per conquistare i 5 milioni di abitanti di Singapore” – ha concluso Giancarlo Voglino – “Infatti Singapore è la garden city più appetibile al mondo per capacità di spesa e reddito medio pro capite (33mila euro nel 2010), oltre che hub principale per la riesportazione verso il Sud Est Asiatico e la regione Asia Pacifico: dal Giappone a Hong Kong, dalla Malesia alla Thailandia fino all’India”.
Sul fronte delle tendenze ‘il rosso’, con il 65% dei consumi,  è il vino preferito dai singaporiani di etnia cinese (77% della popolazione) mentre il composito gruppo degli espatriati (europei, americani, australiani, sudamericani e asiatici) predilige il bianco fermo; in crescita anche il pubblico femminile soprattutto per l’affermarsi del rito occidentale dell’aperitivo.
Per il consumo domestico i singaporiani più competenti e sofisticati, soprattutto tra il target degli espatriati, acquistano il vino non al supermercato ma nelle enoteche o nei wine bar, dove una bottiglia costa in media 50 dollari di Singapore (28 euro circa). A trainare le scelte la conoscenza del brand mentre le diverse denominazioni non sono ancora sufficientemente conosciute e comprese. (dati Italian Trade Commission – ICE, 2010).


interCOM, Ufficio Stampa Simply Italian
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